Kyoto cosa vedere: come vivere la città da turista (dopo anni da quasi-cittadina)
Sapevi che Kyoto ospita oltre 2.000 templi e santuari, eppure la maggior parte dei turisti ne visita al massimo cinque o sei? Non parlo dei soliti Kinkaku-ji e Fushimi Inari — parlo di angoli nascosti, localini sperduti e incontri che non troverai su nessuna guida.
E io, che a Kyoto ci ero già stata un’infinità di volte, ho avuto una fortuna immensa. Proprio perché una mia carissima amica giapponese viveva e studiava lì, non mi sono mai limitata ai circuiti turistici classici. Ogni volta che andavo a trovarla, grazie a lei, andavo alla scoperta di tutti quei templi nascosti e santuari sperduti che non finiscono mai nelle guide, vivendo la città da quasi-cittadina: tra lezioni all’università, pranzi nelle mense e angoli segreti che solo chi ci abita può conoscere.
A proposito di quelle lezioni: non ho mai capito se fosse davvero possibile seguirle da esterna, ma la mia amica parlava con i professori e in qualche modo me lo faceva fare. Ed era divertentissimo scoprire come insegnassero lì. Ma la cosa che mi aveva lasciata maggiormente a bocca aperta era stata la lezione di linguistica italiana, dove si mettevano a guardare le puntate di Montalbano e poi analizzavano le differenze linguistiche tra dialetto siciliano e italiano. Ammetto che c’era da morir dal ridere.
Ma dopo così tante volte che avevo vissuto Kyoto quasi da studentessa, avevo voglia di vivermela per una volta da turista! E così, con l’occasione che una mia cara amica italiana veniva in Giappone per la sua prima volta, decidemmo di fare insieme un bel giro alla scoperta dei templi e dei luoghi di culto di Kyoto.
Andiamo con ordine. Perché se stai pianificando un viaggio a Kyoto — o anche solo sognando di farlo — questa storia fa proprio per te.
TL;DR — Kyoto cosa vedere in breve
Kyoto d’estate è caldissima, ma i templi, i santuari e gli angoli nascosti valgono ogni goccia di sudore. In questo post racconto il mio viaggio di luglio 2023, quando finalmente ho esplorato Kyoto da turista dopo anni da quasi-cittadina. Dal Fushimi Inari Taisha fino in cima, al Santuario Heian durante il Tanabata, passando per un nonnino che prepara l’okonomiyaki più buono di sempre e un incontro con una vera geisha a mezzanotte. Tra templi famosi e luoghi sperduti, questo è il mio racconto di una Kyoto che va oltre le guide turistiche.
Giappone estate: sopravvivere al caldo di Kyoto a luglio
Una pecca: un caldo soffocante.
Partiamo dalla cosa più importante da sapere: era luglio inoltrato e vi giuro che c’era da morire di caldo. E io adoro l’estate! Ma Kyoto d’estate è un’altra storia. Sole cocente, umidità a mille, quel tipo di caldo che ti si appiccica addosso e non ti molla più.
Ogni due per tre ero a bermi bevande energetiche e zuccherate per non collassare. Anche perché — e questo nessuno ve lo dice nelle guide — spesso per raggiungere i templi che volevamo visitare bisognava fare scale su scale o strade in salita. Vi lascio solo immaginare la scena: luglio, umidità all’90%, e noi lì a salire gradini infiniti con il sole che picchiava.
Ma sapete cosa? Nonostante tutto, il Giappone estate ha quel qualcosa di magico che non si riesce a spiegare. I matsuri 祭り (le feste tradizionali estive), lo yukata 浴衣 indossato per le strade, la granita かき氷 ovunque… è un’esperienza sensoriale che va vissuta almeno una volta nella vita.
I miei consigli pratici per sopravvivere al caldo estivo a Kyoto
Portate sempre una bottiglietta d’acqua. Le macchinette automatiche (jidōhanbaiki 自動販売機) sono ovunque, letteralmente ad ogni angolo, e costano pochissimo. Le bevande energetiche tipo Pocari Sweat e Aquarius saranno le vostre migliori amiche.
Partite la mattina presto per i siti culturali e riposatevi nelle ore più calde. Molti templi aprono prestissimo, e le prime ore del mattino sono le più vivibili.
E accettate il fatto che suderete. Non c’è altra via. Portatevi un asciugamano piccolo — i giapponesi lo fanno tutti e ora capisco perfettamente perché.
Kyoto cosa vedere: il nostro itinerario tra templi, santuari e angoli nascosti
Cosa abbiamo visitato? Praticamente tutto. Ma davvero tutto.
Il Castello Nijō, il Santuario Heian, il Kinkaku-ji 金閣寺 (il famoso Padiglione d’Oro), il Daikaku-ji, il Ginkaku-ji 銀閣寺 (il Padiglione d’Argento), Arashiyama con la sua foresta di bambù, il Nishiki Market che in quegli anni non era ancora così famoso come oggi ed era molto più tradizionale.
Parentesi sul Nishiki Market: ammetto che ci sono ritornata l’anno scorso ed è stata una pessima esperienza, soprattutto ricordando com’era una volta. Ora scoppia di turisti e quasi non si riesce nemmeno a camminare. Ecco perché preferisco di gran lunga andare a visitare magari il Kuromon Market di Osaka, che ci assomiglia ed è ancora meno battuto dai turisti. Poi diciamolo: ormai sono diventata una “campagnola” in Giappone, a furia di stare in mezzo alle risaie e ai campi di broccoli. Quando torno nelle grandi città mi fa sempre uno strano effetto.
Ovviamente siamo state anche a Gion (ancora tutto aperto all’epoca), al Santuario di Yasaka, al Kiyomizu-dera, al Fushimi Inari e ad altri davvero molto meno conosciuti e sperduti come il tempio di Anraku-ji, l’Hōnen-in e altri ancora.
Nell’insieme? Bello bello bello!






Le esperienze più belle: i momenti che porterò sempre con me
Ma al di là dei templi e dei santuari, le esperienze più belle sono state quelle che non puoi pianificare. Quelle che capitano, che ti sorprendono, che ti fanno ridere o commuovere. Ecco le mie.
Il Fushimi Inari Taisha: sudore, zanzare e una vista che ripaga tutto
Se mi chiedete Kyoto cosa vedere, la prima cosa che vi dico è: fatevi tutta la passeggiata fin su del Fushimi Inari Taisha. Tutta. Fino in cima.
Con un caldo che uccideva, l’umidità e le zanzare, la mia amica che continuava a voler salire e io che volevo morire, lo ammetto. Ma una volta arrivata su c’è una vista spettacolare su tutta la città che ripaga ogni singolo gradino.
Magari farlo quando fa un po’ meno caldo? Ecco, sì, questo è un consiglio che do col senno di poi. Ma ancora oggi rido solo a ricordarmi di quella giornata perché, sotto sotto, è stata davvero bella. Di quelle giornate che ricordi per sempre proprio perché sono state un po’ assurde.
Il Fushimi Inari è famoso per i suoi migliaia di torii 鳥居 (i portali rossi) che formano un percorso scenografico lungo il Monte Inari. La maggior parte dei turisti si ferma ai primi corridoi di torii per la foto, ma la vera magia è continuare fino alla vetta: più si sale, meno gente c’è, e più l’atmosfera diventa intima e quasi sacra.
Il Santuario Heian e la magia del Tanabata
La visita al Santuario Heian è stata bellissima. Con quei colori accesi, davvero unico! Ma la cosa ancora più bella è stata visitarlo nel periodo del Tanabata 七夕, una festa estiva molto famosa in Giappone.
Era davvero suggestivo, perché appendono per tutto il tempio questi foglietti dalla forma rettangolare, appesi in verticale, con sopra scritti vari desideri o preghiere. Si chiamano tanzaku 短冊. E insieme ci sono delle campanelle di vetro — fūrin 風鈴 — che con il venticello suonano. Quel suono delicato, insieme ai colori vivaci dei tanzaku che si muovevano con la brezza, creava un’atmosfera davvero magnifica.
Un po’ di grammatica rapida: TANABATA 七夕 è composto da 七 (nana/shichi, ‘sette’) e 夕 (yū, ‘sera’). La festa cade il 7 luglio (o il 7 agosto in alcune regioni) e celebra la leggenda di due stelle innamorate — Orihime e Hikoboshi — che possono incontrarsi solo una volta l’anno. Per questo si scrivono i desideri sui tanzaku e si appendono ai rami di bambù, nella speranza che vengano esauditi.
Se state pensando a Kyoto cosa vedere nel periodo estivo, visitare un tempio durante il Tanabata è un’esperienza che consiglio con tutto il cuore. Non è la Kyoto delle cartoline: è qualcosa di più profondo.









Il nonnino dell’okonomiyaki: quando il cibo diventa ricordo
Siamo andate a mangiare da un nonnino che aveva questo localino in una via che era davvero un buco. Uno di quei posti dove non diresti mai che lì ci possa essere un ristorante. Nessuna insegna appariscente, nessuna fila fuori. Solo una porticina e un profumo che ti attirava dentro.
Ci ha preparato l’okonomiyaki お好み焼き più buono di sempre. Per chi non lo conoscesse: l’okonomiyaki è una sorta di frittata-pancake salata ripiena di cavolo, carne o pesce e condita con salsa speciale, maionese, alga aonori e katsuobushi (le scaglie di tonno essiccato che “ballano” sul piatto caldo). Il nome viene da okonomi お好み (‘a piacimento’, ‘ciò che piace’) e yaki 焼き (‘grigliato’, ‘cotto alla piastra’). Letteralmente: “cotto come piace a te”.
Ci tengo a condividere con voi l’unica foto che ho fatto con questo signore, davvero simpatico. È brutta e sfocata, lo so, ma è un ricordo a cui tengo tantissimo. L’abbiamo fatta ma nel frattempo ridevamo come degli scemi perché, diciamolo, eravamo tutti bevuti quella sera: io, la mia amica e pure il nonnino.
La bruschetta col formaggio fuso e la festa di compleanno improvvisata
Ci siamo ritrovate a mangiare in questo locale super tradizionale, anch’esso sperduto fuori Kyoto, dove mi hanno fatto mangiare una bruschetta con il formaggio fuso. Spaziale!
E anche lì, essendo sera tardi, erano tutti bevuti e allegri. Chiacchierando è venuta fuori una bella caciara anche perché era il compleanno di uno di loro e siamo rimasti lì a festeggiare tutti insieme!
Alla faccia del “i giapponesi sono chiusi”. Sì, oddio, lo sono, ma dipende sempre chi troviamo, dove siamo, il contesto, come ci si pone! E una cosa fondamentale: conoscere la lingua ci apre alla socializzazione tantissimo! Ma soprattutto bisogna conoscere le sfumature per potersi porgere nella maniera corretta. Questo è davvero fondamentale, ma una volta che sappiamo farlo, vi assicuro che coltiverete anche voi migliaia di esperienze come questa e anche mille volte meglio! Perché i giapponesi sanno essere molto aperti, a modo loro.
L’incontro con una vera geisha: quando la lingua apre le porte
In una stradina nel centro di Kyoto, vicino al fiume, la sera davvero tardi — penso fosse circa l’1 di notte — io e la mia amica ancora in giro ad ammirare queste stradine minuscole ormai vuote, senza nessuno. Quest’atmosfera quasi ottocentesca, le lanterne fioche, il silenzio. E ci siamo ritrovate di fronte a una geisha. Ma attenzione: una vera.
Perché mi è capitato così tante volte di sentir dire dai turisti: “Kyoto è piena di geishe! Dove ti giri ti giri ne trovi una!” Nulla di più sbagliato. Vederne una vera è davvero difficile. Quelle che si vedono in giro di giorno a Gion sono quasi sempre turiste vestite in costume — bellissime, per carità, ma non geishe vere.
E proprio in quella occasione abbiamo sfoggiato il nostro keigo 敬語 un po’ arrugginito all’epoca — la forma onorifica per eccellenza della lingua giapponese — e solo grazie a quello siamo riuscite a scambiare due parole con loro e ci hanno concesso di fare una foto insieme.
Un po’ di grammatica rapida: il keigo 敬語 è il sistema di linguaggio onorifico giapponese. È composto da 敬 (kei, ‘rispetto’) e 語 (go, ‘lingua/parole’). Si divide in tre livelli: sonkeigo 尊敬語 (linguaggio di rispetto verso gli altri), kenjougo 謙譲語 (linguaggio umile per sé stessi) e teineigo 丁寧語 (linguaggio cortese generico). Usare il keigo nel momento giusto è come avere una chiave magica: apre porte che altrimenti resterebbero chiuse.
Questo, di nuovo, grazie alla lingua e a come ci si è poste nei loro confronti. In maniera molto umile e cortese, non solo con il movimento del corpo (che anche quello fa tanto) ma soprattutto con le forme grammaticali adatte a quel momento. Se vi state chiedendo Kyoto cosa vedere di davvero unico: ecco, vivere un momento così è qualcosa che non si compra con nessun biglietto.
La miglior tempura di Kyoto: fidatevi del consiglio giusto
A Kyoto, sotto consiglio della mia amica giapponese, si può mangiare la miglior tempura di sempre. E quando dico la migliore, intendo la migliore.
La tempura 天ぷら a Kyoto ha uno stile particolare: leggera, croccantissima, quasi trasparente la pastella. Il segreto è tutto nella freschezza degli ingredienti e nella maestria del cuoco. Non è come la tempura pesante e unta che a volte si trova nei ristoranti giapponesi fuori dal Giappone. Qui è un’arte.
Il nome tempura ha una storia curiosa: si pensa derivi dal portoghese “tempero” (condimento) o “tempora” (i periodi di digiuno cristiano durante i quali i missionari portoghesi nel XVI secolo friggevano il pesce). È uno di quei piatti che raccontano la storia degli scambi culturali tra Giappone ed Europa.
Se avete un amico del posto che vi consiglia un ristorante, fidatevi ciecamente. I posti migliori in Giappone non sono quasi mai quelli con le recensioni su Google: sono quelli che conosci per passaparola.
Kaki gō ri かき氷: la granita giapponese che dovete assolutamente provare
Un’ultima cosa che consiglio a tutti di provare se si va a Kyoto nel periodo estivo: assaggiare la kaki gō ri かき氷, cioè la granita giapponese.
Ricorda tantissimo la nostra vecchia grattachecca, perché usano questi blocconi di ghiaccio e li grattano creando delle scaglie finissime. La granita viene poi condita con degli sciroppi a vari gusti tra cui fragola, melone o il più famoso “blue hawaii” che ha un gusto simile al nostro gelato al puffo. Di solito questi gusti si trovano nello street food, nelle bancarelle in giro per la città o durante i matsuri, ma sempre nel periodo estivo. Si può fare anche direttamente a casa, perché al supermercato vendono gli stessi sciroppi.
Ma la cosa più strana e divertente? Si mette sopra la granita il latte condensato. Voi lo avete mai provato? Vi consiglio di provarlo: è strano ma è più “giapponese”.
Invece nei negozi specializzati in granite è tutta un’altra storia. Preparano succhi sul momento e la più classica e famosa è la kaki gō ri al matcha 抹茶. Preparano proprio sul momento il té matcha e lo versano sulla granita aggiungendo poi azuki 小豆 (i fagioli rossi dolci) e mochi 餅 (di quelli vuoti, non ripieni). Buonissima, super rinfrescante e tradizionale!
Ammetto che il posto dove ero stata io a mangiare questa granita ormai non c’è più perché ha chiuso da anni. Quando l’ho scoperto mi è pianto un po’ il cuore perché avevo tanti ricordi belli lì. Ma spesso questi locali sono gestiti da nonnini molto anziani e capita che dopo qualche anno chiudano, per un motivo o per un altro. È un pezzetto di Giappone che se ne va ogni volta, ed è anche per questo che bisogna andarci finché si può.
Qualche parola di giapponese per orientarsi a Kyoto
Lo so, forse non stai studiando giapponese. Ma avere anche solo poche parole in tasca trasforma completamente l’esperienza di viaggio. Eccone alcune utili:
Sumimasen すみません — ‘Scusa’ o ‘mi scusi’. La parola magica giapponese, buona per ogni occasione: chiedere indicazioni, attirare l’attenzione del cameriere, scusarsi per aver urtato qualcuno nella folla del Nishiki Market.
Atsui! 暑い! — ‘Che caldo!’ La userete tantissimo d’estate a Kyoto. Come samui d’inverno, commentare il tempo è un ottimo modo per iniziare una conversazione con i giapponesi.
Sugoi! すごい! — ‘Incredibile!’ Perfetto per quando arrivate in cima al Fushimi Inari e vedete la vista su tutta Kyoto.
Oishii! おいしい! — ‘È buono!’ Usatelo dopo aver assaggiato l’okonomiyaki del nonnino e vi farete amare per sempre.
Kirei! きれい! — ‘Bello!’ o ‘Che bello!’ Perfetto per i templi, i giardini e i tanzaku del Tanabata.
Un sorriso, un piccolo sforzo linguistico e la disponibilità a perdersi un po’: questo è il vero segreto per viaggiare bene in Giappone. Funziona in estate, funziona in inverno, funziona sempre.






Dì così in giapponese: frasi utili per il viaggio
Oltre alle singole parole, ecco alcune frasi complete che vi salveranno la vita a Kyoto (e in tutto il Giappone). Provatele: anche solo tentare di dirle vi aprirà un sacco di porte e sorrisi!
これは何ですか? Kore wa nan desu ka?
“Cos’è questo?” — Utilissima al mercato, nei negozietti e davanti a qualsiasi piatto misterioso. Puntatelo col dito e chiedete: i giapponesi adoreranno spiegarvelo.
これをください。 Kore o kudasai.
“Questo, per favore.” — Per ordinare al ristorante, al bar o in qualsiasi negozietto. Indicate quello che volete e dite questa frase: funziona sempre.
いくらですか? Ikura desu ka?
“Quanto costa?” — Fondamentale nei mercatini e nei negozietti senza prezzi esposti. Se non capite la risposta, chiedete di scriverlo: i giapponesi sono gentilissimi e lo faranno volentieri.
えきはどこですか? Eki wa doko desu ka?
“Dov’è la stazione?” — Sostituite “eki” con qualsiasi luogo: “Fushimi Inari wa doko desu ka?” (“Dov’è il Fushimi Inari?”). La struttura è sempre la stessa: [posto] + wa doko desu ka?
おすすめはありますか? Osusume wa arimasu ka?
“Ha qualche consiglio / raccomandazione?” — La mia preferita in assoluto. Usatela al ristorante per chiedere il piatto consigliato dallo chef, o in un negozio per farvi suggerire il prodotto migliore. È la frase che vi farà mangiare le cose più buone del viaggio, garantito.
写真を撮ってもいいですか? Shashin o totte mo ii desu ka?
“Posso fare una foto?” — Importantissima. Chiedere il permesso prima di fotografare è fondamentale in Giappone, soprattutto nei templi, nei ristoranti e con le persone. Questa frase vi farà guadagnare rispetto immediato.
ありがとうございます! Arigatō gozaimasu!
“Grazie mille!” — La forma cortese di “grazie”. Usatela sempre e ovunque. I giapponesi apprezzano tantissimo quando uno straniero usa la forma completa invece del semplice “arigatō”. È un piccolo gesto che fa una grande differenza.
おじゃまします! Ojama shimasu!
“Scusate il disturbo!” — Si dice quando si entra in casa di qualcuno o in un locale piccolo e intimo. Letteralmente significa “faccio da ostacolo” ed è un modo umile per dire “entro nel vostro spazio”. Nel localino del nonnino dell’okonomiyaki? Perfetta.
ごちそうさまでした! Gochisōsama deshita!
“Grazie per il pasto!” — Si dice alla fine di ogni pasto, sia al ristorante che a casa di qualcuno. È come il nostro “complimenti allo chef” ma molto più sentito. Ditelo sempre: è una delle cose che vi farà amare di più dai giapponesi.
またきます! Mata kimasu!
“Tornerò!” — La frase perfetta per salutare il proprietario di un locale che vi è piaciuto. Credetemi: vedere il sorriso di un nonnino quando gli dite “mata kimasu” non ha prezzo. È una promessa e un complimento in due parole.
Un consiglio in più: non preoccupatevi della pronuncia perfetta. I giapponesi apprezzano lo sforzo enormemente, anche se sbagliate qualcosa. L’importante è provarci, con un sorriso e un po’ di umiltà. Il resto viene da sé.
Kyoto ti aspetta: smetti di rimandare e parti
Quel viaggio a Kyoto — con il caldo che uccideva, le scale infinite del Fushimi Inari, il nonnino dell’okonomiyaki, la geisha a mezzanotte e la kaki gō ri che ormai non c’è più — è diventato uno dei ricordi più belli che ho del Giappone. Non perché sia stato il viaggio più comodo o perfetto che abbia mai fatto, ma perché mi ha ricordato una cosa fondamentale: i viaggi più belli non sono quelli perfetti. Sono quelli che ti cambiano qualcosa dentro.
E Kyoto, con la sua storia millenaria, i suoi templi silenziosi all’alba, le sue stradine vuote a mezzanotte e sì, anche il suo caldo impossibile, è un’esperienza che consiglio con tutto il cuore a chiunque voglia capire davvero questo paese straordinario.
Non aspettate l’anno prossimo. Non aspettate la stagione perfetta. Non fate come me che per anni ho vissuto Kyoto senza mai guardarla davvero con gli occhi di chi la scopre per la prima volta.
Se stai pensando di iniziare a studiare il giapponese per prepararti al meglio, o se hai bambini e ragazzi che vogliono avvicinarsi a questa lingua meravigliosa… sai dove trovarmi.
Scopri di più sui miei viaggi in Giappone in estate cliccando qui.
Ti porto in Giappone — un passo alla volta. ⛩️






Domande frequenti su Kyoto cosa vedere e il viaggio estivo
Fa molto caldo a Kyoto d’estate?
Sì, tanto. Le temperature oscillano tra i 33 e i 38 gradi con un’umidità che supera tranquillamente l’80-90%. È un caldo umido e appiccicoso, molto diverso dal caldo secco mediterraneo. Portate acqua, bevande energetiche, un asciugamano e tanta pazienza. Ma ne vale la pena, ve lo assicuro.
Kyoto cosa vedere in estate?
I grandi classici come il Fushimi Inari Taisha (fatelo tutto fino in cima!), il Kinkaku-ji, il Kiyomizu-dera, il Santuario Heian e Arashiyama. Ma non fermatevi ai templi più famosi: esplorate anche quelli meno conosciuti come l’Anraku-ji e l’Hōnen-in, che sono spesso deserti e bellissimi. E se siete lì durante il Tanabata, non perdetevelo!
Quanto tempo serve per visitare Kyoto?
Almeno 3-4 giorni pieni per vedere le cose principali con calma. Se volete davvero esplorare anche gli angoli nascosti e vivere la città senza fretta, una settimana è l’ideale. Kyoto è una di quelle città che più tempo le dedichi, più ti restituisce.
È possibile vedere delle vere geishe a Kyoto?
Sì, ma è molto più raro di quanto si pensi. La maggior parte delle “geishe” che si vedono a Gion di giorno sono turiste in costume. Le vere geishe (o maiko, le apprendiste) si intravedono la sera tardi, spesso di sfuggita, nei quartieri tradizionali. Il segreto? Rispetto, discrezione e, se parlate giapponese, usare il keigo. Non rincorretele per le foto: questo è il modo più sicuro per non ottenere nulla.
Il Nishiki Market vale ancora la pena?
Dipende. Se non ci siete mai stati, sì, è un’esperienza. Ma è diventato molto turistico e affollato rispetto a qualche anno fa. Se cercate un’alternativa più autentica, vi consiglio il Kuromon Market di Osaka: simile nello spirito, ma ancora meno battuto dai turisti.
Cosa mangiare assolutamente a Kyoto?
La tempura in un ristorante consigliato da un locale (la differenza si sente), l’okonomiyaki in un localino nascosto, e la kaki gō ri al matcha con azuki e mochi per rinfrescarvi. E se trovate un posto che fa la bruschetta con il formaggio fuso… non fatevela scappare!





